
26) Tommaso d'Aquino. Teologia e filosofia.
    La ragione umana ha dei limiti che le sono naturali. Essi
derivano dal suo continuo bisogno di far riferimento ai dati
dell'esperienza sensibile

Summa contra Gentiles, I, 3 (vedi manuale pagina 237).

    In tutto ci che affermiamo intorno a Dio abbiamo due classi
di verit. Alcune verit trascendono tutto il potere della ragione
umana, come la dottrina che Dio  trino e uno. Altre invece
appartengono alla sfera della ragione naturale, come l'esistenza
di Dio, la sua unit e simili; e queste cose i filosofi hanno
affermato con processo dimostrativo alla luce della ragione
naturale. Che vi siano verit teologiche trascendenti
essenzialmente la ragione  di piena evidenza. E difatti, siccome
la base di tutta la scienza, che la ragione umana acquista di una
cosa,  l'intelligenza della sua essenza [...], ne segue che la
misura della conoscenza dell'essenza sia anche la misura di ci
che si conosce di quella cosa. Onde, se l'intelletto umano
comprende l'essenza di qualche cosa, come di una pietra o di un
triangolo, nessuno dei suoi lati intelligibili trascende il potere
della ragione umana. Ma questo non  il caso di Dio di fronte a
noi. Poich l'intelletto umano non pu naturalmente arrivare ad
intuire la di lui essenza per il fatto che il suo conoscere in
questa vita parte dal senso. E pertanto ci che non cade sotto
l'ambito del senso non pu essere conosciuto dall'intelletto umano
se non nei limiti della conoscenza sensibile. Ora le cose
sensibili non possono elevare il nostro intelletto a un piano tale
in cui si scorga il ci che  della sostanza divina, data la loro
inedeguatezza alla causa che le produce. Tuttavia il nostro
intelletto  guidato dalle cose sensibili a conoscere il che  di
Dio e quanto di simile sia da attribuire al Primo Principio. Vi
sono dunque alcune verit divine proporzionate alla ragione umana
e altre che trascendono assolutamente il potere della ragione
umana

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume V,
pagina 128-129).

